Abstract. Le trasformazioni ambientali acustiche dettate dal covid saranno frutto di un diverso modo di intendere lo spazio dell’ascolto e del pensiero? L’articolo descrive il paesaggio sonoro a Milano durante la pandemia secondo una relazione inversa tra livellamento ambientale acustico e rumori della socializzazione che diminuiscono e aumentano a seconda delle restrizioni imposte. L’osservazione inizia con una descrizione prepandemica di fine 2019 cui seguono due importanti ondate di contagio, fino a una fase post covid auspicabile sulla base di una diversa coscienza acustica maturata durante i lockdown.
Prima del 2020. A partire dagli anni ’80 il passaggio dalla società industriale a quella dei servizi terziari aveva segnato cambiamenti significativi specie dove l’industria era stata determinante. Il termine “Milano da bere” fu cognato negli anni in cui questa mutazione avveniva nel capoluogo lombardo. La città della moda e dell’imprenditoria mediatica si sostituiva a quella delle fabbriche anche attraverso nuovi assetti e stili di vita: con l’esibizione di abiti griffati, la frequentazione di ristoranti stellati, locali trendy e dei grandi centri commerciali che sorgevano in tutta l’area metropolitana. Ciò comportava un cambiamento urbano acustico (oltre che di immagine) in concomitanza con la proliferazione di tecnologie sonore di facile utilizzo e la liberalizzazione di canali radiofonici e televisivi. Musiche e spot pubblicitari hanno iniziato a invadere luoghi e spazi condivisi a Milano e non solo; eliminando le differenze tra metropoli e piccolo paese, tra giorno e notte, tra ambienti di lavoro e del tempo libero poiché il rumore della socializzazione non conosce confini: affinché il territorio si trasformi in una sorta di gabbia acustica sono sufficienti poche attività di consumo sul posto. Il livellamento ambientale acustico è l’equilibrio che si viene a creare quando certi suoni diventano distinguibili grazie alla diminuzione di un rumore sovrastante. Un marcato squilibrio caratterizzava il paesaggio sonoro milanese appena prima del 2020, quasi come l’apice di un processo avviato da tempo. L’aumento progressivo di suoni e rumori legati a situazioni commerciali e intrattenitive aveva creato una massa acustica in grado di sommergere gli impatti più deboli: dal suono singolo, non amplificato come quello di un flautista di strada, alla semplice presenza di un pedone o di un ciclista. Il livellamento acustico nel periodo che ha preceduto il covid era praticamente nullo.
Prima ondata. All’inizio di marzo 2020 un’atmosfera insolita quanto spettrale avvolgeva le strade di Milano. Esiste un silenzio che imprime senso di quiete come può essere quello notturno, uno cupo, rispettoso, come durante certe cerimonie funebri o celebrative e così altri a seconda dei contesti. Quello di inizio lockdown era un silenzio di paura e incredulità verso una situazione senza precedenti, normalmente associata a luoghi lontani e condizioni di vita diverse dalla nostra. Per reagire allo stato di allarme e all’obbligo di stare a casa si organizzavano concerti alle finestre e sui balconi, tra musiche registrate e strumenti dal vivo, in un alternarsi di silenzi tombali, melodie sovrapposte e segnali ansiogeni. Questi ultimi, al di là che siano necessari come la sirena di un’autoambulanza, o inutili come un clacson che suona a sproposito, catturano l’attenzione attraverso un impatto allertante. Al rumore che attualmente sovrasta le città italiane contribuiscono in larga parte le attività di consumo, tempo libero, intrattenimento, che hanno come presupposto l’assembramento, il raduno di folle spontanee e altre situazioni che sfuggono al contenimento acustico. Ai tradizionali assembramenti della sera e della notte si sono aggiunti quelli pomeridiani degli aperitivi e attività del dopo lavoro tra concentrazioni umane e di veicoli in fase di manovra. È normale che il covid, quale virus che si trasmette attraverso i contatti, abbia ridotto complessivamente il rumore della socializzazione. Alcuni descrivevano la Milano di inizio lockdown come una città finalmente silenziosa. E infatti, in strade quasi deserte si sentivano il vociare, il camminare, la pedalata e altri impatti che prima non emergevano. Ma il silenzio dettato dal terrore è uno stato emotivo temporaneo mentre il naturale livellamento del paesaggio sonoro è il risultato di nuove abitudini condivise, acquisite attraverso l’esperienza: come quella di aver conosciuto altre forme di socializzazione in ambienti acusticamente più sobri.
Tra la prima e la seconda ondata. Con l’uscita dalla prima ondata a giugno 2020 si assiste a un ridimensionamento generale del paesaggio urbano acustico. In una ormai consolidata realtà che affligge il mondo intero ancora non si parla di vaccini e diminuisce la fiducia nei confronti dei provvedimenti restrittivi. Viene meno anche il senso di novità e con esso i concerti alle finestre, i tricolori e gli striscioni con messaggi di incoraggiamento. Le vie si rianimano di pedoni, ciclisti, monopattinisti ma anche di persone ferme all’uscita delle scuole, davanti ai fast food: si tratta di assembramenti secondari per lo più diurni, ugualmente pericolosi per il contagio, meno rumorosi rispetto alla movida, più disinvolti se paragonati ai raduni clandestini in anfratti e giardini del primo lockdown. Il periodo tra le due ondate, nonostante lo shock dei mesi che lo hanno preceduto e la preoccupazione per quelli a seguire, si presenta più leggero anche per la comparsa di nuove aree per i cittadini: l’assenza di attività commerciali, se non indispensabili, “ripulisce” il centro di Milano da capannoni e strutture mobili espositive. Al loro posto vengono disposte panchine e aiuole che le separano. Altre aree attigue a bar e ristoranti vengono arredate con tavoli e sedie per permettere il distanziamento i tra clienti. La città si “ingentilisce” e la parvenza è quella di un ritorno all’Italia dei Caffè in cui ci si incontra e si conversa. Il livellamento del paesaggio sonoro è in questo periodo al culmine, considerando inoltre che si è in estate e il clima asciutto rende l’ambiente acustico più percepibile in ogni suo particolare. L’assenza di colonne sonore che fuoriescono da fast food e punti vendita fa riemergere i calpestii, lo spostamento di semplici oggetti e tutti quegli impatti col tempo sommersi dalla massa sonora sovrastante. Il rumore della socializzazione rimane contenuto perché il distanziamento umano continua ad essere alla base della prevenzione. Al livellamento del paesaggio sonoro di una Milano più umana contribuisce la diminuzione di veicoli in circolazione. Gli urti e i segnali da guida nervosa, come già durante la prima ondata, spiccano su uno sfondo acustico più tenue. Ciò a parte sembrerebbe che lo stato di pandemia stia creando una nuova coscienza del rumore anche per via delle mascherine che impongono di parlare più forte per farsi ascoltare. Non a caso, sempre in questo periodo, sorgono nuovi spazi di coworking, locali con sale di conversazione e altri che scelgono di distinguersi per l’assenza di colonne sonore assordanti. Lo stesso accade nei negozi e supermercati in cui si è scelto di limitare l’uso della radio interna per evitare rallentamenti alle casse mentre fuori c’è la coda per entrare pochi alla volta.
Seconda ondata. Nel settembre 2020 la messa in atto di nuove misure restrittive, a seguito di una nuova ondata di contagi, pone definitivamente fine all’aspetto scenografico del primo lockdown, mentre un malcontento diffuso inizia esso stesso ad esibirsi con manifestazioni di protesta da parte delle categorie più penalizzate (imprenditori, esercenti, artisti). Il rumore della socializzazione si mantiene moderato perché dopo le 19 le attività sono chiuse. Dunque il livellamento acustico permane ma aumenta un rumore dell’incoscienza: se durante la prima ondata i cittadini restavano a casa diligentemente, ora sembrano essersi assuefatti alla situazione pur nella sua gravità. Fuori c’è il via vai di pedoni, ciclisti e veicoli elettrici. Gli automobilisti, insofferenti verso questa nuova mobilità disinibita e imprevedibile, contribuiscono a rendere le strade acusticamente animate oltre che pericolose. La disobbedienza si esprime anche attraverso movide non autorizzate e feste sui tetti: diversamente dagli assembramenti secondari all’uscita di altri luoghi qui si tratta di raduni organizzati, acusticamente invasivi, secondo un messaggio di spavalderia e fatalismo. Tuttavia accanto a queste realtà se ne sono create altre più responsabili: nei cortili dove i vicini si riuniscono portandosi la propria sedia, nelle aree cani che in questi mesi sono diventate dei punti di riferimento non soltanto per chi ha il cane. Diverse sono le forme di aggregazione spontanea che hanno preso vita nel corso del 2020 e che continuano, in uno sfondo acusticamente pulito, nel rispetto del distanziamento anti contagio, secondo una socialità di quartiere che nella metropoli da tempo si andava perdendo.
Post covid. In generale, tra inizio marzo 2020 e 2021, il paesaggio sonoro ha subito dei cambiamenti con la diminuzione dei rumori della socializzazione. Ancora non si può dire se ciò sia la conseguenza delle restrizioni imposte ai luoghi del commercio e della mondanità o se nel frattempo sia realmente maturata una consapevolezza per cui, una volta finalmente usciti dalla pandemia, si preferiranno ambienti più silenziosi. Certi assembramenti secondari rappresenterebbero un “modello” di raduno discreto forse perché, date le circostanze, si cerca di non attirare l’attenzione dimostrando, seppure nell’incoscienza, che si può stare in gruppo senza creare disagio ad altri. I presupposti per una ripresa della socialità attraverso la comunicazione dal vivo, in uno sfondo sonoro che lo consenta, ci sono: col desiderio di partecipare ad eventi e concerti nelle sale e nei teatri dopo che la cultura è rimasta a lungo segregata, di riprendere a parlarsi dentro bar e ristoranti dopo tanto isolamento e usufruire degli spazi aperti senza l’allerta di segnali ansiogeni non necessari: quelli da guida aggressiva sussistono nonostante il minor numero di veicoli in circolazione perché gli impatti di brusche accelerazioni dipendono da strade più vuote e non da assembramento (come per gli schiamazzi durante movide, eventi sportivi, ludici). La non necessarietà è alla base di gran parte del disagio urbano acustico e, del resto, gli effetti della socializzazione sono quasi tutti inutili: se il rumore di persone e veicoli in circolazione è inevitabile, non altrettanto lo è quello reso dalla scorrettezza dei comportamenti in strada o dalla sonorizzazione selvaggia degli ambienti (a parte le discoteche o altri luoghi deputati). Indubbiamente il 2020 ha imposto una riflessione generalizzata sul paesaggio sonoro spogliato di tanta ridondanza, reso percepibile in ogni suo aspetto di suono singolo, isolato dallo sfondo sovrastante. Socializzare vuol dire comunicare attraverso la parola, l’ascolto, le sensazioni: questi anche sono impatti su cui occorre concentrarsi in assenza di effetti dominanti come quelli di musiche e canali radio amplificati. La socializzazione in sé non crea rumore, al contrario ne viene ostacolata. A Milano come altrove il covid ha mostrato degli aspetti di convivenza più spontanei, più interattivi. Distinguere la socialità in quanto comunicazione da altre forme di aggregazione sarebbe prova di una nuova coscienza urbana maturata durante questa amara esperienza. L’uscita dalla pandemia, oltre un ritorno alla vita, potrebbe segnarne un miglioramento di qualità.
Fasi acustiche da prima del 2020
| Paesaggio sonoro a Milano | Fase 0 Prima del 2020 | Fase 1 Prima ondata primavera2020 | Fase 2 Tra prima e seconda ondata primavera/estate 2020 | Fase 3 Seconda ondata autunno/ inverno 2020-21 | Fase 4 Post covid (auspicabile) |
| Rumori della socializzazione (A) | **** | * | * | ** | ** |
| Suoni singoli (B) | – | **** | **** | *** | **** |
| Livellamento ambientale acustico (C) | – | **** | **** | *** | **** |
In fase 1 e 2 lo scarto tra rumore della socializzazione, in netta diminuzione e suoni singoli che riaffiorano, è maggiore: l’esatto contrario della fase 0 in cui i rumori della socializzazione sono al massimo e i suoni singoli completamente sommersi, in un paesaggio sonoro di marcato dislivello. In fase 3 questo scarto è minore: i rumori della socializzazione aumentano leggermente una volta passato l’effetto paura. La fase 4 è quella auspicabile di livellamento acustico una volta usciti dal covid: con la riapertura delle attività del tempo libero aumentano inevitabilmente i rumori della socializzazione senza però raggiungere i livelli di prima del 2019: ciò grazie a una coscienza del disagio acustico maturata durante la pandemia attraverso l’esperienza di realtà più silenziose, non per questo meno aggreganti. A conferma che anche il rumore della socializzazione può contenersi, a vantaggio della socializzazione stessa.
(A) Rumori della socializzazione: tipici delle attività extra lavorative e commerciali, si esprimono principalmente attraverso musiche diffuse e impatti ansiogeni non necessari (veicoli in fase di manovra, urla e schiamazzi durante movide ecc.).
(B) Suoni singoli: distinguibili quali suoni isolati (ad esempio voci e passo dell’uomo).
(C) Livellamento ambientale acustico: equilibrio tra rumori della socializzazione in diminuzione e suoni singoli che riaffiorano attraverso una relazione inversa tra i due fattori.
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