Quando ho cominciato a scrivere “La città in concerto” avevo già fatto una
distinzione tra il suono concepito come musica e parola e il rumore quale effetto
uditivo del traffico e dei cantieri che da sempre caratterizza la città. Sentivo la massa di suoni crescere intorno a me, proprio come un’orchestra che s’ingrandisce e occupa sempre più spazio. Ho usato la metafora del “concerto”, perché questa massa sonora si esprime attraverso brevi frammenti di musica e spot pubblicitari che provengono dai canali commerciali delle radio e delle televisioni. Questo è il “concerto” che ho descritto, che circonda la città, perché, in realtà, la città gode di sempre meno spazi aperti non invasi da suoni riprodotti: suoni che si sono aggiunti ai rumori del traffico e dell’edilizia.
Nel frattempo, la mia ricerca è continuata e il “concerto” è stato analizzato dal punto di vista dell’ambiente urbano, prendendo come oggetto di analisi lo spazio comune e la sua graduale erosione attraverso suoni amplificati diffusi.
Lo spazio pubblico continua a definirsi pubblico, ma in realtà, quando diventa
oggetto di suoni e informazioni non richieste, subisce un processo di privatizzazione molto subdolo. Questo aspetto di erosione dello spazio pubblico (inteso come spazio sociale, potenzialmente interattivo) è il tema principale del mio nuovo libro “L’erosione del neutro”, recentemente pubblicato.
Per dare un’identità allo spazio collettivo non acusticamente inquinato, ho creato il
termine “zona neutra”: questa rappresenta lo spazio pubblico o aperto al pubblico,
esente da elementi artificiali sonori che nulla hanno a che fare con la funzione
primaria di transito (come per quanto può riguardare la strada), o di attesa (come per quanto può riguardare la stazione). Il treno fa rumore per il fatto che sta funzionando, ma questo non è il caso degli altoparlanti nella sala di una stazione: il sonoro musicale e pubblicitario non si spiega con alcun funzionamento in atto del servizio offerto.
La “zona neutra” gode quindi di una funzione primaria come quella del transito lungo una strada, e di una funzione parallela di tempi di recupero durante il percorso che collega i luoghi e la sosta negli spazi condivisi tra un impegno e l’altro. L’attesa non è sempre considerata una parte di tempo importante rispetto al servizio principale offerto: in realtà, parte del servizio che il consumatore paga direttamente o attraverso tasse, implica anche la sosta nel luogo in cui riceve il servizio.
Lo spazio neutro non è lo spazio del silenzio. È lo spazio per l’iniziativa individuale
come la riconquista di un intervallo di tempo in un luogo condiviso: attraverso la
riflessione, il dialogo a bassa voce, la lettura, secondo un proprio schema mentale,
non influenzato da fattori esterni. L’induzione di atmosfere sonore artificiali crea
interferenza con lo spazio mentale, potenzialmente interattivo, soprattutto se si tratta di informazioni che impongono di essere captate e decifrate: questa è la grande invasività dei suoni che si esprimono attraverso musica e parlato rispetto ai rumori di motori ed elettrodomestici che sono fastidiosi ma sono privi di contenuto e di informazione.
Paradossalmente, l’erosione diffusa degli spazi neutri, aumenta assieme ai momenti di intervallo che la gente spende nei fast/food, nelle stazioni e nei punti vendita: lo impone la flessibilità del lavoro con lo spostamento tra più sedi e la discontinuità degli orari.

Il grafico indica la palestra nelle fasi di neutralità e di erosione attraverso la
diffusione di musica che non è prevista per l’accompagnamento dei movimenti. Nel caso della palestra di aerobica (contrassegnata non neutra), l’utente sa già che troverà il sottofondo di musica, che appartiene alla funzione primaria (fare ginnastica) e che include a sé la funzione la parallela di recupero del tempo: nessuno si reca in luoghi dichiaratamente assordanti al fine di potersi concentrare mentalmente.
La “zona neutra” ha progressivamente subito erosione attraverso gli altoparlanti che diffondono il suono dall’alto, e attraverso la somma degli effetti sonori provenienti dal basso (ad esempio, telefoni cellulari e spie acustiche) in situazioni di traffico e intensa attività di consumo sul posto. Questa è la realtà di alcune città italiane come Padova e Bologna, recentemente oggetto di dibattito su temi quali la tolleranza, il bisogno di socialità, diritti dei residenti ed esigenze dei commercianti (entrambe le categorie sono sempre più legate nell’attuale dibattito urbano).
La diffusione centralizzata del messaggio audio attraverso fonti inamovibili
incorporate alle stesse strutture fisiche (pareti e facciate di strade ed edifici) è
attualmente la forma di erosione dello spazio neutro che cresce più rapidamente e
pericolosamente, anche nei paesi europei tradizionalmente tranquilli: alcune stazioni olandesi e tedesche sono dotate di installazioni sonore molto potenti.
Da quando ho descritto “il concerto che avvolge la città”, la centralizzazione acustica mediante impianti fissi ha conquistato grandi aree e, soprattutto, ha dato legittimità al concerto. È più facile prendere coscienza di un disagio attraverso comportamenti individuali piuttosto che attraverso gli altoparlanti incorporati alla struttura: nessuno, nemmeno il direttore può spegnere o modulare la diffusione del suono in grande ufficio perché questa funziona automaticamente nel momento in cui la struttura è operativa. Questo è il suono diventa struttura, anche in ambienti che dovrebbero essere tutelati come quelli della salute e dell’istruzione (scuole, ospedali).
Già dagli anni ’80 l’informazione acustica è sempre più centralizzata negli spazi pubblici. La liberalizzazione delle emittenti radiofoniche e televisive ha contribuito alla creazione di un paesaggio sonoro globale, cui ogni paese si è adattato a suo modo.
Come si è arrivati all’erosione progressiva degli spazi neutri?
Attraverso suoni indotti estranei alla funzione primaria dei pubblici spazi.
La seguente tabella mostra i criteri con cui lo spazio neutro subisce erosione: dal
telefono che squilla, al transistor che trasmette programmi e musica in un luogo
pubblico, agli altoparlanti affissi alle pareti delle strade più popolari, fino al massimo utilizzo dello spazio pubblico nel momento in cui diventa oggetto di una transazione economica tra le imprese private: lo spazio fisico viene comprato e venduto in qualità di spazio pubblicitario, ovvero attraverso il suo sfruttamento diretto. Il cliente paga il servizio due volte: prima come utente del servizio e poi come potenziale consumatore di prodotti. Questo è il caso delle stazioni della metropolitana di Milano, in cui l’azienda tranviaria ha venduto lo spazio pubblico alla società di prodotti che vengono pubblicizzati attraverso il sonoro, e dei cinema che trasmettono la pubblicità di prodotti e servizi prima del film.

Il fatto che lo spazio pubblico come zona di ricezione, diventi oggetto di sfruttamento diretto, porta a pensare che qualsiasi sala pubblica o strada possa essere sonorizzata indipendentemente dalla sua funzione primaria, senza divieti o impedimenti amministrativi e senza limiti al rumore.
Il rischio è quello di arrivare molto presto ad una “patologia ambientale acustica”
legittimata in nome di presunti gusti leciti: in fondo non si tratta di droga o di
pornografia. Di fatto la gente continua a subire passivamente un “concerto” a cui non ha chiesto di partecipare, subendone ugualmente le conseguenze. (1)
Affinché il messaggio pubblicitario venga captato e decifrato, il volume non potrà
mai essere inferiore a una certa soglia che si aggira attorno ai 70 dB.: siamo già al di sopra della normale soglia di accettabilità per l’udito. Vale a dire che il disagio
acustico si scatena quando il messaggio vocale viene compreso, per un fatto di
intensità del volume ma anche e soprattutto per il contenuto informativo che si
impone nella mente e si stampa nella memoria.
Lo studio dell’inquinamento acustico causato da suoni invasivi musicali e verbali, e
non più solo dai rumori macchinici implica attualmente il coinvolgimento di più
aspetti: economici, politici, per non parlare delle discipline normative relative
all’ambiente acustico e, ultimo ma non meno importante, la conservazione del
“neutro” liberato da tutti gli elementi superflui immessi nell’ambiente, che nulla
hanno a che fare con le sue funzioni primarie di transito, di attesa e di intervallo.
Lo spazio neutro non necessita di essere creato, deve solo essere recuperato per il
semplice fatto che è sempre esistito: quando era possibile parlare in un bar senza
dover urlare, leggere, pensare o riposare mentalmente in un luogo condiviso senza la colonna sonora imposta. Forse qualcuno lo ha dimenticato, ma è proprio la neutralità di questi luoghi che spesso ci ha reso la vita più facile e più naturali i nostri incontri, i nostri dialoghi, permettendoci quando eravamo soli di pensare e di riflettere.
È necessario disporre di norme adeguate per salvaguardare l’ambiente dal processo erosivo del neutro.
Ci è voluta l’applicazione delle norme sul fumo passivo per farci accorgere che i
luoghi esenti da fumo passivo sono più sani e piacevoli. La stessa esperienza
potrebbe portare al risultato di ambienti acusticamente puliti, neutri. E questo ci
permetterà di rientrare in possesso quella grande ricchezza che è la musica: quella che si decide di ascoltare.
(1) Circa il 45% della popolazione europea è esposta a livelli di rumore che provocano sensazioni principali di disagio, difficoltà di dialogo e di disturbi del sonno, attraverso l’esposizione a livelli compresi tra 55 e 65 dB. Laeq per 24 ore, in “Indoor- rumore effetti sulla salute”, Firenze 4/10 2004, Terra 3/11/2004.
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