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La nuova sordità

É uscito il nuovo saggio di Silvia Zambrini "La nuova sordità" - Riflessione attorno ai sintomi di una società distratta
Edizioni Goliardiche, Trieste 2009

Tra gli aspetti che delineano la società acusticamente bombardata c’è l’avanzare di una sordità non fisiologica, che si esprime attraverso comportamenti generalizzati di distacco e di non ascolto. Dopo aver studiato l’inquinamento musicale e l’erosione degli spazi pubblici neutri sacrificati alle logiche della produttività economica, Silvia Zambrini illustra i sintomi di questa nuova patologia che oltre a numerosi disagi procura incidenti sulle strade: un’indagine basata su dati ISTAT analizza lo stato di disattenzione riconducibile all’uso delle tecnologie sonore in situazioni di transito. Quale relazione intercorre tra la distrazione in strada e il rischio di incidenti? L’aumento di certe tipologie di sinistri induce a riflettere in merito e attraverso questo lavoro l’autrice si propone come apripista di un nuovo filone di ricerche sociologico ambientali. Prefazione di Roberto Barbanti, docente presso l'Universitè Paris VIII, ed appendice di Massimo Russo, docente presso l'Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”.

Il volume può essere acquistato online su ibs.it.

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Tra le prime recensioni, segnaliamo quella di Antonello Colimberti apparsa su Europa, il quotidiano del Partito Democratico, il 23 Maggio.

"Società distratte e anche sorde"

L’automobile, croce e delizia dei tempi moderni, oltre che come un mezzo di trasporto, può essere pensata come un tipo di abitazione tecnologica uditiva? In particolare, si possono esaminare le qualità relazionali specifiche connesse alla guida con il suono mediatizzato, ovvero il suono della radio o della cassetta? La risposta affermativa la fornisce il sociologo inglese Michel Bull in un saggio contenuto in un’antologia da lui stesso curata (insieme al collega Les Bak) e tradotta nel nostro paese da Il Saggiatore con il titolo Paesaggi sonori. Musica, voci, rumori: l’universo dell’ascolto. Si tratta di un’ampia ricognizione che introduce a quella vera novità disciplinare dei nostri tempi che sono i cosiddetti soundscape studies, inaugurati più di trent’anni fa dalle ricerche del compositore canadese R. Murray Schafer. Proprio di Schafer è peraltro il primo saggio del volume, il cui emblematico titolo, Orecchie aperte, invita a sviluppare una cultura uditiva critica (i telefoni cellulari sono ironicamente definiti «manette all’ultimo grido che il prigioniero tecnologico porta sempre con sé»). Lasciamo al lettore il piacere e la sorpresa di scoprire saggi sui marcatori uditivi del villaggio (Alain Corbin) e sulla cultura uditiva della medicina (Jonathan Sterne), sull’acustemologia della foresta pluviale (Steven Feld) e sulla composizione sonora della città (Jean-Paul Thibaud) e così via, in precisa corrispondenza con le parole di Jacques Attali: «Bisogna imparare a giudicare una società in base ai suoi rumori».
E in Italia si studiano queste cose? Nonostante il degrado accademico, nel nostro paese continuano a fiorire figure di studiosi, che spesso con scarsi mezzi realizzano ricerche originali e di ampio respiro. Valga il nome di Silvia Zambrini, sociologa già autrice di saggi sulla cultura sensoriale urbana, di cui segnaliamo il volume fresco di stampa La nuova sordità. Riflessione attorno ai sintomi di una società distratta (Edizioni Goliardiche di Trieste). Si tratta di un esame di quel fenomeno emergente di anestesia sensoriale, chiamata nuova sordità, in quanto non connessa ad una perdita fisiologica, ma ad un calo generalizzato dell’attenzione all’ascolto, come difesa dal frastuono tecnologico incessante. Se l’autrice si sofferma sugli esiti patologici più frequenti (specie nel traffico e negli incidenti stradali), Roberto Barbanti, docente all’università di Parigi VIII, nella prefazione inquadra il problema all’interno di quella riflessione critica sulla tecnoscienza che nel Novecento ha visto impegnati autori come Martin Heidegger e Jacques Ellul.

 
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