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Movida: fino a che punto una scelta?
Milano fino ad ora non ha avuto particolari problemi di insonnia. Anche nel periodo dell’industria, nonostante i veicoli e i transistor ormai alla portata di ognuno, la notte rimaneva tutto sommato silenziosa.

Poi negli ultimi anni sono emersi nuovi problemi e necessità di spazi non soltanto abitativi col verificarsi di circostanze rumorose nelle ore del tempo libero. Nell’attuale contesto urbano metropolitano, in molti trascorrono del tempo fuori di casa, a volte per scelta, altre volte per riempire gli intervalli. Una situazione di assembramento nomade, itinerante si estende su Milano non secondo motivi di affettività verso il luogo. Del resto è sufficiente una discoteca o un locale di richiamo e al suo esterno un assembramento rumoroso già si stabilizza. Secondo alcuni la presenza massiccia di persone in un quartiere, al di là del disagio acustico produce sicurezza ma è difficile parlare di controllo sociale quando la popolazione residente vive la condizione con sofferenza, impedita nella mobilità e nelle proprie abitudini. Secondo altri all’origine del disagio c’è la maleducazione, ma questo forse si poteva sostenere trent’anni fa, quando i veicoli in circolazione erano molti di meno e di notte uscivano per lo più giovani residenti in un contesto ancora esente dagli effetti di altoparlanti e mega schermi. Già con la “Milano da bere” i locali con musica ad alto volume e le luci soffuse si sostituivano ai “barettini” in uno sfondo notturno sempre più convertito al baccano indotto. La movida rappresenta il passo estremo di questa degradazione dell’ambiente, non più secondo gruppi elitari, bensì raggruppamenti casuali: giovani, impiegati, single che cenano con un aperitivo, nottambuli che decidono di far gruppo dove già c’è movimento. Tanta gente riunita a bivaccare in strada produce rumore e disagio anche se ognuno non fa nulla di particolarmente trasgressivo. In passato quest’utenza avrebbe occupato le osterie, le bocciofile e i bar. Col tempo però, chi gestiva semplici locali ha dovuto adeguarsi a costi di affitti sempre più alti e stili di vita che cambiavano. Per invogliare l’affluenza mantenendo i prezzi accessibili si è puntato sulla diversificazione delle iniziative e così i bar sono diventati al tempo stesso fast/food, tavole calde, Caffè brunch, Caffè letterari, happy hour, locali notturni. Alle dimensioni ridotte si è rimediato attraverso i dehor di cui il comune ha dato licenza agli esercenti. Il “popolo della sera” che è anche quello che tende a stazionare sul luogo, si riversa così sull’esterno, formando il capannello: questa continua invasione del suolo pubblico significa intralcio e traffico abusivo che si crea limitrofo, come un cerchio che si espande. D’altra parte Milano non è una città dalle grandi piazze e il clima sempre tiepido. Forse, potendo scegliere, chi mangia qualcosa in piedi stordito dal volume delle radio, o chi per non stare a casa trascorre ore al freddo, preferirebbe trovarsi al chiuso, come presso i Caffè Starbuks sparsi nelle metropoli del mondo, magari seduto, connesso al P.C., spendendo poco (volendo anche niente). Qui manca un’industria del tempo libero che consideri tutti quei frangenti di tempo che la gente trascorre in giro senza particolari interessi culturali, sportivi. Milano gode di aree dismesse e inutilizzate dove la presenza di grandi bar e birrerie eviterebbe malessere ai residenti.

A parte le polemiche e le opinioni sul diritto a divertirsi o a star sereni in casa propria, questa città non è più adeguata per contenere un’utenza errante numerosa ed eterogenea, disposta a trasferirsi velocemente da una sede a un’altra senza che nessuno protesti. La movida è un fenomeno rotante: un domani apre un locale frequentato per alcune sere da un calciatore di serie A o da una velina di successo ed è già movida, almeno fino a che il raduno non si scioglie o si sposta altrove. E ciò dovrebbe far riflettere chi non si preoccupa del fatto poiché al momento non lo riguarda.

Arrestare questa metastasi di conflitto e degrado urbano, non soltanto cercando di placare gli animi, potrebbe essere una valida opportunità di sguardo al futuro.
 
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