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Nuova Sordità - seconda edizione - cap. 3

Capitolo 3

Nuovo traffico e nuova sordità 

Distrazione normale e tecnologica 

Strada e tecnologie telefoniche

Strada e tecnologie virtuali

Comportamenti leciti e illeciti in situazioni di transito

Distrazione tecnologica, transito e relazioni sociali

Per riassumere

Nuovo traffico e nuova sordità

Il rapido susseguirsi dei cambiamenti socioeconomici si riflette non poco sulla mobilità e sul traffico. Quest’ultimo ha radicalmente cambiato la propria fisionomia rispetto a quando già si parlava di congestione eccessiva dei veicoli in circolazione.[1]

Nell’attuale metropoli i luoghi del traffico non sono solo le strade e i loro svincoli ma anche le aree di commercio e di consumo sul posto, con gli assembramenti di veicoli fermi e in fase di manovra.

In questo contesto di congestione e staticità del traffico l’automobilista si imbatte in una serie di ostacoli e frammenti di spazio in cui la percezione viene a mancare per via di eventi inaspettati: motociclo che sorpassa a destra, veicolo che si accosta, che taglia la strada, che compie retromarcia improvvisa. Non a caso i grandi parcheggi riassumono le caratteristiche più inquietanti del nuovo traffico: imprevedibilità delle infinite manovre, moto nervoso, impulsività dei comportamenti e distrazione dovuta al fasullo senso di sicurezza cui induce una situazione di relativa lentezza rispetto ai lunghi rettilinei e alle autostrade.[2]

Differenti ed eterogenei fattori delineano la strada come attualmente si configura, dai diversi stili di vita che vi si riflettono all’abbondanza di veicoli in circolazione, all’applicazione delle regole del codice stradale.

Le differenze che tradizionalmente distinguono il traffico di Calcutta da quello di Zurigo si vanno tuttavia assottigliando. Agli effetti della nuova sordità si aggiungono quelli resi dai diversi approcci stradali nella società dei flussi migratori. L’idea che il cinese ha del traffico risente della “novità” che l’automobile rappresenta per la sua società. L’africano (così come altri) non è abituato a confrontarsi con regolamenti rigidi.

In Italia, oltre al fatto che le regole faticano ad essere applicate, va considerato che una cospicua parte dei conducenti ha più di sessantacinque anni di età. L’età avanzata può significare esperienza ma anche tendenza alla sordità fisiologica, che si somma a quella causata dallo stordimento indotto.[3]Il tempo che l’individuo medio trascorre alla guida è aumentato e questo già di per sé include un maggiore utilizzo delle tecnologie comunicative. In particolare gli italiani risultano trascorrere molto tempo in macchina (circa 10 ore settimanali in media contro 5 dei francesi).[4] Anche il consumo della telefonia mobile si distingue per una maggiore intensità rispetto agli altri paesi.[5]

Alla base dei fattori che attualmente incidono sulla mobilità c’è la difficoltà a muoversi e ad orientarsi rispetto a quando i veicoli erano di meno, la mobilità seguiva flussi simmetrici a intervalli regolari (casa, lavoro, giorno, notte) e gli automobilisti non potevano godere di tanti intrattenimenti tecnologici. Il nuovo traffico non permette distrazione alcuna.

Le caratteristiche anagrafiche di ogni nazione e le rispettive tradizioni di viabilità e trasporto incidono sull’andamento complessivo del transito. L’aumento di unità elettroacustiche ovunque utilizzate ha significato una crescita dei comportamenti avventati. Tuttavia la risposta sociale agli input della terza voce meccanica non è sempre uguale. Esistono diversi tipi di sordità sociale seppure accomunati da una sorta di distanza tra gli individui, di disconnessione nei confronti del contesto reale.

Come già è stato analizzato, le popolazioni latine da sempre utilizzano un tono di voce più alto rispetto a quelle anglosassoni e nordeuropee.[6] Succede ora, che dove invece il rumore non è mai stato una forma espressiva, la massa sonora si imponga con particolare sopraffazione. Il cittadino canadese e inglese, disorientato verso questo nuovo ascolto involontario tende a difendersene inducendo la propria sordità con le tecnologie. È curioso quanto comprensibile che proprio in questi contesti, in cui gli individui hanno sempre rispettato il silenzio e la parola altrui, ci sia adesso una distrazione diffusa quasi ostinata, che diventa un modo abituale di essere, o meglio, di non esserci.

La sordità non fisiologica con i suoi sintomi di distrazione e isolamento accomuna ogni individuo esposto alla massa fonica ma con diverse sfumature, di passività nei paesi nordici così come di eccessivo protagonismo nei paesi abituati al clima tiepido: anche la loquacità irruente e l’esibizionismo al telefono sono indici di nuova sordità, di non predisposizione all’ascolto attraverso comportamenti più individualizzati rispetto ai paesi nordici in cui la società sembra assopirsi lentamente, mantenendo i toni tenui, senza conversare concitatamente al cellulare e limitando il volume delle suonerie: lo squillo arriva direttamente alla cuffia mono/auricolare così come le comunicazioni trasmesse al personale dei Mc Donald’s e altri punti di distribuzione. È un tipo di assordamento più “intimo” che evita il disturbo sonoro ma che anche prelude a una nuova sordità totale massificata, in cui ognuno ascolterà solo ciò che gli perviene attraverso un microchip installato nel proprio corpo.

Anche i meccanismi tramite i quali la nuova sordità si propaga non sono sempre uguali. Nei paesi nordici la terza voce meccanica si esprime per lo più attraverso musica ad alto volume nei bar, drugstore ecc. Non allo stesso modo accade negli spazi deputati al trasporto pubblico: nelle stazioni di Londra e New York viene diffusa musica classica a volume minimo, non certo per strategia commerciale o interesse economico da parte di imprese. Nelle stazioni metropolitane di Toronto i monitor trasmettono immagini senza il disturbo del sonoro.

In Italia avviene invece un vero e proprio sfruttamento dei luoghi per il trasporto collettivo attraverso imprese che hanno interesse a trasmettere la pubblicità nelle stazioni e sui mezzi pubblici. A questo assordamento imposto dall’alto si aggiunge quello proveniente dalla infinite tecnologie portatili di cui si fa ampio utilizzo contribuendo all’aumento del livello basale d’ascolto: gli italiani parlano forte, anche durante le conversazioni dal vivo poiché si sono abituati a competere col frastuono continuo. Anche nei paesi del sud America il cittadino medio tende a competere con la massa sonora sforzando i toni e sfruttando platealmente le tecnologie portatili. Tuttavia in questi paesi (come anche in quelli nordici) lo spazio pubblico di transito e attesa non diventa oggetto di speculazione: nei paesi nordici per un fatto di tradizionale incolumità dei luoghi che appartengono a tutti, e in quelli del sud America perché alle imprese non conviene trasmettere la pubblicità di prodotti e servizi che solo in pochi si potrebbero permettere. Bisognerà vedere se, con lo sviluppo economico cui paesi come il Brasile si avviano, le stazioni dei mezzi di trasporto non diventeranno anch’esse oggetto di compravendita e di sordità imposta attraverso le pubblicità come avviene a Milano, Roma, Verona, Bologna ecc.

Gli effetti della nuova sordità si riflettono sul traffico anche dove la rigidità delle normative induce l’automobilista ad un maggiore controllo. Lungo le strade di Londra il ciclista continua a spostarsi seguendo i sui suoi tracciati, godendo di rispetto e un po’ anche di simpatia. Tuttavia non basta abituarsi al sistema di marcia invertito per chi viene da fuori: i tracciati spesso cambiano senso, gli altri ciclisti, avvolti nei caschi e negli auricolari, sfrecciano come oggetti insensibili quanto sicuri di ciò che stanno facendo.

Anche se in uno scenario in cui aumentano i motivi di distrazione indotta, con gli altoparlanti che diffondono musica in sempre più luoghi, il transito londinese procede secondo i suoi dogmi. Viene però da chiedersi fino a quando questa ferrea articolazione prevarrà sulla sordità di chi governa la strada e su quella autoindotta di ciclisti e pedoni, spesso non compensata dall’esperienza sul luogo. Specie in questi contesti di tradizionale ordine e autodisciplina, la nuova sordità pone in conflitto mentalità diverse: quella del nuovo sordo che si muove secondo regole che conosce bene, e dell’altro il quale, abituato all’anarchia del traffico, confida sulla perspicacia altrui: questa però non è possibile da parte di chi sta telefonando o ascoltando musica.

La sordità autoindotta attraverso cuffie acustiche e dispositivi mono/auricolari sta diventando una tendenza europea. Forse la mitica freddezza degli inglesi in parte si può spiegare con il loro bisogno di isolamento, ma non altrettanto il proverbiale istrionismo dei francesi che peraltro si isolano anch’essi come automi lungo le strade, e ciò fa un po’ effetto in una Parigi tuttora solare, in cui sembra che persino le strade e i palazzi parlino animatamente.

Il carattere di apertura con cui la metropoli ingloba ogni trasformazione e si espone alla transitorietà degli eventi è anche prerogativa della sua vulnerabilità: i veicoli fermi o impegnati in strane manovre lungo le ampie carreggiate di Londra rappresentano sempre meno l’eccezione e, nei quartieri ad alto flusso migratorio, quei tanti mazzi di fiori lungo i lati delle carreggiate potrebbero essere la triste conferma che la fermezza da sola non è più sufficiente. Ascoltare, intuire ciò che può succedere al di là di ciò che è consentito, è sempre necessario, anche nelle città dei tanti parchi, dei lunghi corridoi ciclabili e delle mega pattinate autorizzate.

Dove ancora il mercato non si avvantaggia della diffusione di musica e informazioni nei pubblici spazi è più facile prendere coscienza di un fenomeno che crea danno grave. È di fatto in questi paesi che si sta dibattendo sull’eventualità di estendere le normative restrittive all’utilizzo delle tecnologie che distraggono.

Il Laboratorio di Ricerca sui Trasporti in Gran Bretagna ha riscontrato che un guidatore al telefono, anche se usa il vivavoce, è più distratto rispetto ad un guidatore che ha bevuto alcol oltre i limiti legali: ciò aumenta il rischio di incidente di quattro volte.[7] Ma per il momento anche in Inghilterra è permesso l’utilizzo delle tecnologie sonore e interattive durante la guida purché con vivavoce o dispositivo mono/auricolare; al ciclista è consentito l’uso dell’auricolare per telefonare e qualsiasi utilizzo di tecnologia che auto induce la sordità totale è concesso al pedone.

La nuova sordità merita una riflessione particolare in materia di traffico. Questo stato di patologia latente inizia ora ad essere considerato ma, a livello statistico, per quanto riguarda i comportamenti stradali, il concetto di difficoltà a sentire viene inglobato in quello di generica distrazione legata al gesto di fumare una sigaretta, di prendere in mano un telefono ecc. Sicuramente tutti questi fattori incidono ed è giusto parlarne ma non si considera ancora il fenomeno più grande, quello che sta all’origine dei comportamenti distratti, ossia le tecnologie sonore: non solo per quanto riguarda il gesto di manovrarle ma soprattutto per il loro contenuto che impone ascolto, coinvolgimento emotivo e allungamento dei tempi di reazione.

Si tratti di strategie acchiappa clienti o di sfruttamento degli spazi condivisi si parla comunque di musica ad alto volume, di rumore che prevale, ovvero di “rumore dominante” diffuso in sempre più parte del mondo. Sono questi i veri elementi di distrazione che l’individuo subisce costantemente e sui quali occorrerebbe riflettere, sull’alone invisibile quanto intrusivo che colpisce nell’immediato e a distanza, dirottando l’ascolto e ovattando la vista, interferendo coi propri pensieri, disorientando l’individuo e isolandolo coi sensi da ciò che lo circonda.[8]

Distrazione normale e tecnologica.

In che modo la nuova sordità rende pericoloso il traffico?

Gli effetti della nuova sordità, in fatto di traffico, si verificano in particolar modo quando l’automobilista si trova in presenza di segnaletiche, di veicoli o pedoni che si presentano inavvertitamente, di interruzioni per lavori o in caso di scarsa visibilità della strada. Ossia in tutte le situazioni in cui si crea un conflitto tra l’apparente ripetitività del gesto e l’imprevedibilità del flusso stradale perché anche la “stessa strada” non è mai uguale, non secondo ciò che accade.

La tratta che viene percorsa più volte assume carattere di routine, di falsa ripetitività che induce l’automobilista ad automatizzare il proprio agire, dedicando parte dell’attenzione alle tecnologie che lo intrattengono e alle indicazioni del satellitare.[9] È questa una delle contraddizioni più consuetudinarie tra progresso e sicurezza perché le voci meccaniche confondono ulteriormente il soggetto sottraendogli energia. Anche il vento, il gelo o l’eccessivo calore sottraggono energia ma le tecnologie comunicative agiscono su più fronti, e i segnali aumentano assieme alla sicurezza dei veicoli attraverso spie acustiche che anticipano ogni evento, compreso il colpo di sonno che sta per arrivare: segnali finalizzati a reprimere la distrazione attraverso ulteriori stimoli, come la somministrazione di nuovi farmaci per alleviare gli effetti causati da altri, in una sollecitazione continua in cui tutto viene anticipato ma sempre meno evitato perché un suono di avviso non sostituisce l’attenzione costante, e ancor meno il buon senso di non guidare quando si è troppo stanchi.

Se il pensiero intimo è in grado di distrarre l’individuo senza interferire nel suo rapporto con l’ambiente, il suono mediato agisce sulla percezione, sulla focalizzazione visiva e sull’ascolto. Chi si abitua a recarsi ovunque seguendo le indicazioni del satellitare forse arriva prima ma si disabitua ad orientarsi, e si estranea da ciò che avviene fuori dalla vettura poiché deve seguire le immagini e ascoltare le informazioni trasmesse al suo interno.

È questa la principale distinzione tra distrazione normale e tecnologica. Quest’ultima proviene da una terza entità estranea all’individuo, con la mediazione tecnologica del suono che arriva deformato e carico di interferenze attraverso la radio, il telefono, la voce del satellitare, l’iPod che viene ascoltato a volumi sonori elevatissimi.[10]

Il carattere pervasivo di questi elementi fa sì che i loro effetti prevarichino sul pensiero e sull’ascolto dei suoni naturali (non amplificati) depositandosi nella memoria per via di meccanismi molto subdoli.

Strada e tecnologie telefoniche

Le tecnologie interattive, attraverso la mediazione tecnologica e la distanza dell’interlocutore, implicano un impiego di attenzione superiore alla comunicazione che avviene dal vivo. Il conducente al telefono tende a non mantenere la giusta distanza con gli altri veicoli, a rallentare e accelerare creando effetti a catena di incertezza e non linearità del transito. Il tempo di reazione non aumenta solo per via del gesto di prendere in mano il telefono. Dall’altra parte c’è una persona che cattura l’attenzione e la prontezza di riflessi. Il contesto reale passa facilmente in secondo piano nonostante il conducente si impegni a distribuire equamente la sua attenzione e nonostante il vivavoce gli permetta di tenere entrambe le mani sul volante. Diversamente accade se due persone comunicano dal vivo mentre una delle due è alla guida perché il controllo della strada in questo caso, anziché diminuire viene rafforzato dalla presenza di un altro.[11]

L’articolo 173 del codice stradale considera la tecnologia durante la guida solo dal punto di vista dell’impedimento manuale.“È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all'articolo 138, comma 11, e di polizia, nonché per i conducenti dei veicoli adibiti ai servizi delle strade, delle autostrade ed al trasporto di persone in conto terzi. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di dispositivo mono/auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie”.[12]

Le orecchie sono due ma l’ascolto è uno soltanto. Il suono immesso direttamente nella cavità singola comporta un ascolto alterato, reso dallo squilibrio di due fonti sonore differenti: quando si è al telefono e nell’ambiente c’è rumore, per capire meglio si vorrebbe istintivamente tappare l’orecchio non collegato al ricevitore al fine di recepire un messaggio più chiaro.

Mentre colui che sente meno da un orecchio riadatta spontaneamente il proprio deficit attraverso altri fattori come la capacità di stimare la realtà circostante, chi ha un orecchio impegnato con la tecnologia subisce uno squilibrio uditivo che rende i suoni circostanti confusi e interferenti, secondo un tipico effetto di nuova sordità monolaterale, reso dall’incompatibilità di comprensione fra due ricezioni diverse e simultanee (di cui una che implica l’interattività).[13]

Quanto poi all’esonero di qualsiasi obbligo di utilizzo delle tecnologie comunicative da parte di chi guida un mezzo pubblico, non sono mancati incidenti gravi a causa della distrazione del conducente dell’autobus che era al telefono seppure con entrambe le mani sul volante.[14]

Strada e tecnologie virtuali

La tendenza a trasferirsi mentalmente in un’altra dimensione non è un fatto nuovo. Immaginare paesaggi nevosi mentre si è in tutt’altro luogo può succedere a chi si sta dedicando alla lettura dei romanzieri russi. Così tante situazioni del quotidiano possono subire svariate colorazioni, senza che per questo l’attenzione venga distolta dal contesto reale.

Attraverso certi processi di ipnosi leggera l’individuo vive uno stato alterato della mente. Questo stato, fino a che si mantiene su livelli di superficie, non rappresenta di per se stesso un limite bensì una risorsa che fa parte dell’esistenza.

Anche chi è alla guida di un mezzo vive frequenti parentesi di questo tipo, ma ciò ugualmente non gli impedisce di avvertire e reagire agli stimoli che provengono dall’esterno. Il potere virtuale dei giochi elettronici agisce sul soggetto attraverso gli stessi meccanismi di trance, in questo caso indotta da una tecnologia che implica una gestualità ripetitiva, accompagnata da ritmi sonori persistenti. È questa una sorta di evasione invasiva, che agisce sui sensi attraverso stimoli allertanti anziché un’evasione di sfondo come nel caso di sensazioni immaginarie che colorano la realtà mediante il ricordo e la fantasia.[15]

Gli effetti di questi passatempi riassumono in parte i sintomi della nuova sordità con in più una componente di evasione, di divagazione mentale che avviene mediante le caratteristiche della virtualità. Tramite questo processo di trasposizione tecnologicamente mediata, i suoni dell’ambiente pervengono al soggetto non solo confusi ma del tutto snaturati, deformati, privati della possibilità di decodifica. Questo stato di falsificazione della comprensione crea un distacco con l’ambiente particolarmente marcato, incitato da un continuo esercizio di stimolo e risposta, che oltre ad impegnare le energie cattura l’interesse fino a diventare una dipendenza. Il carattere di assuefazione nei confronti di un gioco senza fine coinvolge soprattutto gli adolescenti, per i quali la dimensione ludica della vita gode ancora di una sua motivazione.

Grado di distrazione durante la guida o il transito a piedi

1

Conversazione dal vivo durante la guida (non copre l’ascolto e la percezione di ciò che avviene in strada)

2

Distrazione mentale durante la guida (non copre l’ascolto e la percezione di ciò che avviene in strada)

3

Ascolto autoradio (copre i suoni deboli come la presenza di un ciclista, non altrettanto i segnali acustici come il clacson)

4

Conversazione al telefono con vivavoce (copre i suoni deboli e anche i segnali acustici)

5

Utilizzo dell’apparecchio mono/auricolare durante la guida e il transito a piedi (copre i suoni deboli e rende confusi i segnali acustici)

6

Utilizzo della cuffia acustica durante il transito a piedi (copre qualsiasi suono e segnale)

7

Intrattenimento attraverso playstation o micro tastiere durante il transito a piedi: non copre i suoni dell’ambiente ma li snatura, sottraendone la possibilità di decodifica attraverso il virtuale, l’impulso sonoro e la ripetitività del gesto. Distrazione nel lungo periodo.

8

Sovraesposizione alla massa sonora da suoni diffusi nei pubblici spazi. Distrazione nel lungo periodo

La classificazione progressiva spiega le cause di disattenzione durante il transito partendo dalla distrazione senza tecnologia fino alla sordità autoindotta attraverso cuffie acustiche e dispositivi auricolari. A parte i primi due casi, quelli che seguono sono caratterizzati da una frattura che si viene a creare tra l’individuo e l’ambiente attraverso la riproduzione

Comportamenti leciti e illeciti in situazioni di transito

Guida distratta e comportamenti scorretti alla guida sono due cose diverse. All’origine del primo ci può essere uno stato di disattenzione indotto attraverso l’uso in molti casi legittimo delle tecnologie, mentre nel secondo prevale l’intenzione di risparmiare del tempo senza fermarsi a un semaforo, eccedendo con la velocità, compiendo manovre non consentite, oppure di lasciarsi andare abusando di sostanze che inibiscono l’attenzione, secondo la volontà di trasgredire le regole. Pertanto, la distrazione che avviene attraverso utilizzi consentiti delle tecnologie durante il transito rimane un fatto legalmente lecito, non condannabile.

Esistono dei punti in comune tra la nuova sordità e i comportamenti scorretti alla guida: la distrazione da tecnologia può in effetti contribuire a qualsiasi atteggiamento di noncuranza. Tuttavia l’eccesso di velocità, la manovra non consentita e lo stato di ebbrezza non si giustificano in termini di patologia ambientale indotta. Si tratta di azioni rischiose quanto consapevoli.

Anche l’innocenza del nuovo sordo è in parte discutibile poiché, seppure consentito, non è obbligatorio distrarsi attraverso le tecnologie mentre si guida un mezzo, tanto meno isolarsi con le cuffie acustiche mentre si cammina, così come non è obbligatorio esporsi alla massa sonora amplificata al punto di incentivare il proprio stordimento e quello altrui. Tuttavia gli effetti della terza voce meccanica dipendono da quelle stesse istituzioni che in tutta legittimità, attraverso le installazioni sonore centralizzate e il mercato delle tecnologie mobili, ne incentivano la propagazione: anche colui che evita di distrarsi in strada con le tecnologie risente della nuova sordità, giusto per il fatto di esistere e di condividere luoghi in cui lo stordimento è indotto mediante casse acustiche e le tecnologie usate dagli altri.

Pertanto, essendo consentiti il telefono vivavoce, la cuffia mono/auricolare durante la guida, più tutte le tecnologie di intrattenimento video di cui sono accessoriati i veicoli più recenti, le conseguenze in fatto di distrazione possono essere valutabili solo in termini di accidentalità, di non trasgressione di regole che di fatto non sussistono. Lo stesso vale per il pedone e la sua auto/sordità provocata attraverso l’uso legittimo di cuffie acustiche.

Quanto al ciclista, le normative italiane, e non solo, seguono le stesse dell’automobilista: è permesso l’uso del dispositivo mono/auricolare per telefonare ed è vietato l’ascolto di musica attraverso cuffia acustica, anche se è molto facile ascoltare musica tramite l’auricolare collegato al cellulare e altrettanto difficile riscontrare questo tipo di infrazione. L’uso del dispositivo mono/auricolare per telefonare mentre si pedala rimane quindi un atto lecito (nonostante il suo forte potere di distrazione), almeno fino a che non verrà stabilito che è causa di incidenti e che quindi va vietato.

Distrazione tecnologica, transito e relazioni sociali

La distrazione tecnologica non causa necessariamente incidenti ma ugualmente crea una psicologia del transito e del muoversi che dipende dall’incertezza propria e degli altri. Il traffico della paura è dettato dall’impudenza dell’automobilista che eccede con la velocità e in altri casi compie manovre disarmanti.[16]

A ciò contribuisce anche l’impunità di azioni che, in taluni contesti come quello italiano non comportano le conseguenze più estreme (ritiro della patente a vita, arresto immediato). Tipico è il caso di cittadini svizzeri che a Milano hanno compiuto atti di guida che nel loro paese non si sarebbero permessi. Ma il traffico della paura rimane in larga parte dettato dall’incertezza di chi governa la strada distraendosi con altre cose.

Chi al telefono discute animatamente con l’ex coniuge per stabilire l’affidamento dei figli non può prestare la dovuta attenzione alla guida pur con entrambe le mani sul volante, e nemmeno chi ascolta musica ad alto volume. Questi automobilisti non procurano per forza degli incidenti ma provocano disagio, infrangendo i naturali seppure difficili equilibri su cui poggia l’articolazione del traffico: lo stato di distrazione tecnologica significa rallentamenti, improvvise accelerazioni, soste inopportune, pedoni e ciclisti che vengono evitati all’ultimo momento.

La nuova sordità è responsabile di una disaffezione nei confronti della strada, del corridoio che da sempre collega i luoghi attraverso un tacito rispetto ora sopraffatto dallo smarrimento di chi è consapevole di muoversi tra gli altri ma non si sente assieme a loro, tra conducenti che parlano animatamente con un interlocutore assente, pedoni e ciclisti che avanzano con lo sguardo vitreo di chi ha le orecchie imbevute di suoni e di ritmi. Così è diventata la strada, un corridoio che collega, senza feeling e senza nemmeno un po’ di quotidiana serenità.

La nuova sordità allontana, con l’incertezza del movimento urbano ma anche del vivere, attraverso il non capire, il non sentirsi ascoltati e il disagio di non riuscire ad esprimersi, così come quando si parla un’altra lingua o ci si trova a interagire con estranei che non vogliono collaborare. È questo un sintomo inquietante di una società distratta, la stessa in cui è possibile connettersi ovunque in tempo reale e al tempo stesso si trascura chi è vicino. Passa ai margini il contenuto di una comunicazione più profonda, che include la comprensione di quanto le parole non esprimono o di quanto non si riesce ad esternare: una sorta di ascolto “parallelo”, che richiede intuizione, tempo, e anche molta attenzione. La società distratta non è necessariamente una società insensibile. La nuova sordità disabitua a tante cose tra cui quella di accorgersi da soli di ciò che non emerge, senza un richiamo, senza una spia di avviso, in un contesto fonico che rende tutto più offuscato e più difficile da interpretare.

Quei mostri risonanti hanno avuto il sopravvento, attraverso la loro impalpabilità si sono insinuati nelle teste attraverso modi convulsi, sguardi assenti e comportamenti che sfuggono, in una cornice di strani atteggiamenti, facilmente scambiabili per indifferenza. La solitudine di chi non avverte l’attenzione altrui è comunque un fatto triste ma nella società distratta dagli infiniti stimoli invasivi può essere spiazzante. Se c’è qualcosa che fa sentire una persona meno sola in luoghi che non le appartengono come l’ospedale o il nuovo posto di lavoro è la sensazione di essere considerata da parte di chi ha più autorità.

Gli effetti delle tecnologie comunicative frenano i contatti dal vivo, penalizzando specialmente i ruoli in partenza subordinati: il paziente che parla col medico di continuo distratto al telefono, così il dipendente con il suo superiore, chiunque occupa una posizione più debole. Nel caso dell’assordamento imposto dall’alto, il ruolo del più debole è quello della commessa del negozio di vestiario, dell’utente che deve partire, spostarsi, attendere di svolgere una pratica, un’analisi medica: la musica diffusa nelle sale d’aspetto di ambulatori e ospedali non placa la possibile preoccupazione di chi si trova lì, però lo fa sentire uguale a tutti gli altri numeri!

Nel caso della strada, la sicurezza del più debole dipende dall’essere considerati in tempo, senza dover provare la paura di un incidente che, se anche fortunatamente rimane un’ipotesi teorica, è pur sempre uno stato di malessere gratuito, che si poteva evitare.

I disagi causati dalla distrazione tecnologica sono sempre evitabili, non dipendono da circostanze oggettive, per smantellarli non occorre buttare giù muri e nemmeno innalzare strutture. Certo non a tutti farebbe piacere, soprattutto a chi si avvantaggia della vendita delle tecnologie e degli spot pubblicitari trasmessi nei luoghi che raccolgono più gente. Ma anche il malessere ha un costo, che può essere incommensurabile specie quando in strada c’è chi muore o subisce lesioni, e ciò a causa di un atto di distrazione provocato da un accessorio: un atto che si poteva evitare!

Per riassumere

Tra i diversi fattori che caratterizzano l’evoluzione del traffico negli ultimi decenni spicca l’aumento delle unità veicolari in uno scenario di congestione e asimmetricità dei flussi. Il nuovo traffico richiede ascolto costante e focalizzazione delle circostanze.

Paradossalmente, assieme a questa realtà, cresce una sordità diffusa, che si esprime attraverso comportamenti disavveduti in parte dettati dagli automatismi dell’agire: questi non sono compatibili con lo svolgimento di compiti che, pur nella loro ripetitività, riguardano un contesto sempre mutevole come la strada.

Le tecnologie comunicative sono responsabili di questa disattenzione che causa incidenti. In particolare l’interattività delle conversazioni telefoniche, con o senza vivavoce, induce il conducente a trascurare la strada.

I comportamenti stradali causati dalla nuova sordità si distinguono quali atti legalmente consentiti qualora l’utilizzo delle tecnologie abbia rispettato le disposizioni del codice stradale. Diversamente, l’eccesso di velocità e la guida in stato di ebbrezza non si giustificano in termini di patologia ambientale. Si tratta di atti predeterminati, intenzionalmente trasgressivi.

Anche i comportamenti causati dalla nuova sordità possono mantenere un grado di complicità, con la sovraesposizione alla massa sonora da parte dei soggetti e l’uso indiscriminato delle tecnologie. Fino a che però questi effetti vengono indotti nell’ambiente in tutta legittimità e generosità, le conseguenze possono essere lecite ma rimangono ugualmente inopportune, fermo restando che, una volta vietato l’ascolto di musica ad alto volume mentre si guida un mezzo, calerebbero anche gli incidenti per eccesso di velocità: che tale ascolto metta ansia e velocizzi l’agire è dimostrato tanto da costituire una strategia commerciale applicata nella maggior parte dei fast food, al fine di indurre il cliente a lasciare libero il suo posto in tempi brevi. È anche questo un atto di sopraffazione nei confronti di un’utenza debole, quanto numerosa, costretta quotidianamente a spendere del tempo in questi luoghi.



[1] Cfr.“In Italia il rapporto tra numero delle automobili e la popolazione è tra i più alti dell'Unione Europea. Includendo anche gli autocarri, i motocarri, gli autobus e le motrici il numero del parco circolante motorizzato in Italia oltrepassa i 44 milioni di veicoli. In media ogni 1000 abitanti in Italia esistono 768 veicoli. La situazione è ancora più opinabile comparandola con gli altri paesi.[ ] In Italia ci sono 710,7 veicoli ogni 1000 abitanti, in Francia 595,1 in Germania 618,2. In Gran Bretagna 539,9 e in Spagna 594,9”, in http://www.ecoage.it/automobili-italia.htm

[2] Cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Car_accident#cite_note-33

[3] Cfr. XIV rapporto Aci - Censis, 16 Gennaio 2007.

[4] Cfr. www.Pinkstop.iti.

[5] Cfr: “L’Italia appare il paese in Europa con la più alta diffusione di telefonia mobile in rapporto alla popolazione, assieme al Lussemburgo secondo i dati dell’Economist e fuori dall’Europa Taiwan e Hong Hong”, in European Information Technology Observatory 2004, in http://www.gandalf.it/dati/dati4.htm; “Nel 2001 il numero di telefoni cellulari in Italia ha superato quello delle linee “fisse” e la tendenza continua. Sta crescendo il numero delle persone che non hanno più un telefono “fisso” e usano solo quello “mobile”. Ma ormai sta diventando impossibile un alto tasso di crescita, perché la penetrazione è così alta da avere raggiunto un livello di saturazione e non si prevede un ulteriore aumento nei prossimi anni”, in“Telefoni cellulari in Italia 1985- 2005, numeri in milioni, fonti Istat ed Eurostat”, V Rapporto del Censis, in http://www.mclink.it/personal/MC8216/cens2006/c2006-06.htm

[6] M. Shafer, Il paesaggio sonoro, Ricordi e Lim, Lucca 1985.

[7] Cfr. http://englishgratis.com/multiblog/?p=4

[8] F. Bistolfi, Suoni e vibrazioni sull’uomo, Omicron Editrice, 2004 Genova.

[9] Cfr. “Sidney (Australia). C'è troppa tecnologia attorno a chi guida un'automobile e il rischio di distrazioni fatali al volante sta aumentando in modo vertiginoso, una tendenza che va tenuta sotto controllo. Questa la tesi di alcuni ricercatori della Monash University australiana, secondo cui una prima rilevazione, a cui dovrà seguire una ricerca assai più estesa, indica come i gioiellini tecnologici che sempre più spesso affollano le automobili dei guidatori possono rivelarsi dannosissimi. Nel mirino degli scienziati sono finiti tutti quei servizi che consentono, ad esempio, di leggere l'e -mail a distanza, con un computer portatile o su un computer di bordo, o di studiare un percorso stradale con i navigatori intelligenti o più in generale di collegarsi ad internet, giocare, chiacchierare con più persone e via dicendo”, in http://punto-informatico.it/593349/PI/News/alta-tecnologia-auto-pericolosa.aspx

[10] Cfr.“Secondo una recente indagine dell'Università di Boston (Stati Uniti), i lettori MP3, l’iPod hanno una capacità di emissione del suono di 91-121dB (decibel- misura del suono) che si traduce in 130 dB, pari al livello di rumore prodotto da un aereo che decolla, tramite l'introduzione degli auricolari nei condotti uditivi che incrementano il segnale da 6 a 9 dB”, in http://www.fanoinforma.it/Lo+Specialista+Otorino/art1985/5_maggio_07/musica_e_danni_uditivi.html

[11] Cfr. http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=36626&sez

[12] Cfr. “Art. 173. Uso di lenti o di determinati apparecchi durante la guida”, in http://www.patente.it/codice/173.htm

[13] O. Sacks, Musicofilia, Adelphi, Milano 2007.

[14] Cfr. M. G. Vernuccio, “Muore investita da un autobus a Milano, il conducente telefonava e non si è accorto […] gli automobilisti suonavano il clacson per avvisarlo”, in Corriere della Sera, Lunedì 4/10/2006.

[15] “L’effetto apparente evasivo che certe tecnologie sviluppano all’interno della sfera mentale mediante l’interattività e la potenzialità virtuale, rivela un processo di adattamento dell’immaginario che non si limita all’esperienza momentanea. Questa capacità di trasposizione, dettata da una forte componente invasiva (attraverso la mediazione tecnologica), scherma il contesto reale e vincola l’abilità assoggettandola al dialogo tecnico: l’interazione assume un ruolo centrale di produttività che aumenta con la velocità della risposta. Il pensiero viene nutrito dal verbo elettronico e dalle coniugazioni che ne decretano gli aspetti funzionali, secondo un procedimento di evasione programmata anziché spontanea: il carico emotivo che il ricordo comunica all’immaginazione viene qui a confrontarsi con la simultaneità degli elementi tecnologici, in uno scambio unilaterale che prende forma mediante applicazioni strumentali”. (Guido Affini, Impulso Tecnoillogico, in corso di pubblicazione).

[16] S. Zukin, The Culture of Cities, Oxford 1995, cit. in Z. Bauman, Modernità liquida, Laterza, Bari-Roma 2002.

 
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