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Nuova Sordità - seconda edizione - cap. 2

Capitolo 2

Attenzione movimento e tempi di reazione

Strada e tempi d’attenzione

Distribuire l’attenzione

Nuova sordità movimento e distanze

Per riassumere.

Attenzione movimento e tempi di reazione

L’incapacità di mantenere il controllo spesso viene associata al mondo infantile, all’iperattività tipica di chi sta crescendo.[1] Attualmente l’attenzione e i suoi problemi di limite riguardano per lo più il mondo adulto il quale non è affetto dall’eccesso di energie bensì dalla quantità di informazioni che la mente deve selezionare.

I meccanismi che regolano l’elaborazione delle informazioni, stabilendone le condizioni di entrata nel sistema umano, hanno in comune la selettività.[2] Questo processo consiste nel focalizzare, fra i molteplici stimoli disponibili, quelli di volta in volta pertinenti al compito o alla situazione, lasciando gli altri sullo sfondo.[3] Il processo di selettività è stato al centro degli studi sull’attenzione sin dal loro inizio. Su questa costante si sono sviluppate diverse teorie secondo cui le informazioni verrebbero filtrate al loro ingresso nell’organismo.[4] Oppure la selezione si presenterebbe più tardi, quando lo stimolo recepito è già in fase di risposta.[5]

Esiste un limite biologico all’elaborazione contemporanea di più elementi.[6] Attraverso la teoria del Cocktail party, E. C. Cherry negli anni ’50 sosteneva il principio di selettività per cui l’individuo, anche in una situazione di folla all’interno di un ambiente circoscritto è in grado di privilegiare l’ascolto di una conversazione rispetto alle altre.[7]

Sulla base di quanto è stato esposto finora l’attenzione si presenta come un processo limitato. Questa prerogativa si spiega con l’incapacità di concentrarsi su più cose contemporaneamente e sulla necessità di attuare un continuo scarto degli elementi recepiti secondo delle difficoltà di selezione che permangono: una di queste riguarda le informazioni non ritenute rilevanti in base alle nostre aspettative. Il concetto di rilevanza o meno degli elementi recepiti nell’attuale contesto eterofonico si pone particolarmente problematico, e l’elemento che più ne risente è quello del controllo dell’attenzione attraverso la coscienza.[8]

Di fatto questi studi e le relative teorie sono stati sviluppati in un periodo in cui l’ambiente, nella sua dimensione percettiva non era ancora affetto dall’amalgama di suoni riprodotti e immagini dinamiche. Attualmente la selezione delle informazioni deve confrontarsi non soltanto con la loro infinità ma anche con la loro pervasività.

Seppure confuse, le conversazioni durante il Cocktail party avvenivano dal vivo, senza colonna sonora amplificata. Era così possibile distinguerle.

Quando si vive in un contesto di ascolto coatto è possibile parlare ancora della selettività come di un processo necessario al fine di scegliere le informazioni più utili? Innumerevoli frasi pubblicitarie si stampano nella memoria solo per il fatto che sono state ascoltate più volte attraverso le radio e le televisioni, indipendentemente dalla consapevolezza.[9]

Attraverso un procedimento mnemonico l’ascolto di suoni precedentemente recepiti continua nel tempo, secondo gli stessi effetti di interferenza e affaticamento che si verificano quando questi suoni sono presenti. È l’ascolto retroattivo, quello che induce l’individuo ad assimilare informazioni utili e al tempo stesso frasi e motivi musicali emanati nell’ambiente.

Il carattere di interattività delle tecnologie diffuse pone ulteriore appesantimento e limite al processo di elaborazione e filtro degli elementi recepiti. Da quando è possibile comunicare ovunque attraverso i medium tecnologici, la distrazione sociale è aumentata in modo vertiginoso.

Strada e tempi di reazione

L’automatismo comportamentale attraverso la ritualità del gesto include un minore impiego del carico mentale. La preparazione di un caffè non si scontra necessariamente con la distrazione da parte di chi svolge l’azione. Costui nel frattempo può parlare al telefono o concentrarsi su altre cose. Un ruolo fondamentale nell’attenzione riguarda l’abitudine a svolgere un compito. A tale proposito molti studiosi sostengono l’esistenza di due modi di elaborazione qualitativamente diversi: l’elaborazione automatica, che non richiede un controllo cosciente e che quindi non interferisce con le altre attività mentali e l’elaborazione controllata, che richiede tempi più lunghi ed impiega maggiori risorse attentive. Ci sono situazioni in cui l’attenzione non è necessaria affinché il prodotto di un’elaborazione acceda alla coscienza, ma ogni processo di elaborazione mentale, anche quello più automatico, richiede un minimo di strategia, di valutazione delle alternative.[10] I confini tra volontarietà e involontarietà, consapevolezza e inconsapevolezza, processi controllati e non, sono in realtà molto labili. Per contro molti svolgimenti, pur ripetendosi devono confrontarsi con la variazione delle realtà, specie in situazioni di transito.[11]

Qualsiasi sollecitazione, come quella di un richiamo telefonico, incide sui tempi di reazione, ossia sulla quantità di tempo che intercorre tra la presentazione di uno stimolo e la sua risposta. Trattandosi del conducente alla guida di un mezzo, questo aumento di tempo si riflette sulla distanza che divide il proprio veicolo da un altro, o da un pedone.[12]

La distrazione causata dall’ascolto di qualcosa incide sul movimento e ancor prima sui sensi, ostruendone la complementarità: lo squillo del telefono, e la conversazione che segue, influiscono negativamente sulla focalizzazione visiva di una situazione.

La vista e l’udito sono due sensi complementari al punto di sostituirsi l’un l’altro. Di fatto l’automobilista affetto da sordità totale fisiologica è in grado di guidare un automezzo avvantaggiandosi di uno specchietto sulla destra, così come attraverso la vista può esercitare la lettura labiale e gestuale. Allo stesso modo il non vedente riconosce lo spazio mediante una propria “visualizzazione” che deriva dall’esperienza, dalla ricostruzione dell’ambiente secondo ciò che ascolta e ciò che percepisce.

Dal punto di vista dell’equilibrio e della spazialità i canali visivo e uditivo si integrano. Noi ci spazializziamo perché sentiamo e vediamo. In questo modo riusciamo a integrarci. La complementarità di questi sensi interviene in più situazioni, come nel momento in cui il soggetto chiude momentaneamente gli occhi per concentrarsi su ciò che sta ascoltando, così come quando per osservare meglio qualcosa si cerca il silenzio. Ma questo processo di compensazione tra i sensi non può avvenire quando la sordità è causata da distrazione poiché questa agisce su entrambi i sensi e sulle loro funzioni specifiche.

A questo c’è da aggiungere che il rapporto tra la vista e l’udito è complementare ma non del tutto equilibrato. L’orientamento muscolare è condizionato dall’ingresso uditivo: il movimento oculare e l’attenzione all’ambiente dipendono dall’informazione uditiva. Di fatto colui che è nato non udente vive una situazione di disintegrazione sociale e affettiva nettamente superiore rispetto a colui che non vede, ricevendo meno input significativi. Questo, secondo una percezione esclusivamente anteriore, che non può controllare quanto avviene dietro, in uno stato di restringimento percettivo che crea scompenso a tutto il sistema nervoso. Tipico è lo stato di agitazione del bambino audioleso, che si calma velocemente una volta che gli vengono applicate le protesi.[13] Il fatto di non controllare ciò che la vista non riesce a raggiungere coinvolge non meno il nuovo sordo. Costui, avvolto non dal silenzio, ma dall’eccesso di stimoli sonori, non avverte ciò che accade dietro di lui perché anch’egli non sente: tipico è l’andamento del ciclista avvolto in cuffia acustica che avanza zigzagando, o del pedone che nelle stesse condizioni tende a sbandare e a scontrarsi con gli altri.

Lo spazio mentale raccoglie tutti gli stimoli rumorosi, sonori, informativi, immaginifici.

Questa dimensione, spesso trascurata quando si parla di diritti dei cittadini è di fatto quella più suscettibile poiché il bombardamento acustico colpisce direttamente lo spazio del pensiero. La mente lavora comunque e ovunque, secondo un processo di selezione che diviene sempre più gravoso: oltre ai pensieri che si originano al suo interno, questo grande catalizzatore accoglie un insieme crescente di suoni, spie acustiche, motivi musicali e frasi che vanno captate, decifrate, rese comprensibili, attraverso un procedimento automatico, che esula dalla loro utilità ed eventuale interesse. Il lavoro di selezione, per quanto indefesso, si scontra con la dispersione dei troppi elementi.

Una serie di informazioni vengono istintivamente ignorate: non quelle meno importanti bensì quelle acusticamente minori, che non si impongono attraverso l’amplificazione, o che non godono della forza allertante dei segnali di spia; ma il passo di una persona e la pedalata di un ciclista producono anch’essi un impatto acustico, un segnale che non andrebbe affatto sottovalutato, specie da parte di chi si trova alla guida di un mezzo.

Distribuire l’attenzione

L’attenzione, in qualità di processo selettivo e limitato, include a priori la scelta di un oggetto su cui focalizzarsi: decidere di fare una cosa, concentrarsi su una cosa. È difficile svolgere due azioni contemporaneamente con la stessa intensità di attenzione. [14]

È possibile guidare un veicolo e comunicare al telefono mantenendo la concentrazione mentale ma questo doppio impegno richiede un allenamento continuo. Come accade per certe professioni ci sono meccanismi che non diventano abitudini nonostante la ripetitività dell’agire. Il correttore di bozze, pur diventando molto agile, non può permettersi distrazione. Il deejay riesce a sincronizzare più ascolti solo attraverso un allenamento costante. Il pilota di aereo distribuisce l’attenzione tra ciò che deve osservare e i segnali acustici che gli pervengono, attraverso un’abilità professionale che non è equiparabile a quella dell’automobilista medio.

Va inoltre sottolineato che l’attenzione divisa tra più compiti comporta un maggiore dispendio di energie e l’organismo non è disposto a spenderne la stessa dose in ogni fase della giornata poiché queste dipendono dallo stato psicofisico dell’individuo.[15] Non a caso, certe professioni come quella di un pilota di aerei o di un chirurgo, rispettano orari di lavoro rigidamente intervallati.

Nuova sordità movimento e distanze

L’abitudine a sentire poco coinvolge facilmente modi di fare e di muoversi. L’istinto di avanzare, come attratti da una forza centripeta, si manifesta generalmente nei primi anni di vita. Fino all’età di circa tre anni il bambino tende ad andare incontro all’ostacolo perché ancora non ha imparato a valutarne le alternative, così come ancora non considera col giusto distacco la sua presenza all’interno di un gruppo: di fatto i bambini vivono queste connessioni in modo immediato, impulsivo.[16]

La tendenza a muoversi verso il centro, ignorando ogni dimensione non prettamente frontale, dovrebbe dissolversi con la crescita mediante l’esperienza. Curiosamente si sta dimostrando una regressione di massa allo stato infantile, di moto protratto verso l’oggetto, sia esso il bene di consumo esposto, sia esso l’ostacolo o l’altro individuo. È anche questo un sintomo della nuova sordità che si esprime a livello di insieme. I mercati e i centri commerciali sono luoghi in cui si manifestano spiccatamente queste impulsività del movimento, proprio per l’interesse che suscitano gli oggetti esposti.

Le metropoli non sono necessariamente dei raccoglitori di folle disordinate. Sicuramente la moltitudine di individui che si spostano frettolosamente implica un senso di caos e volendo anche di estraneità.[17]Tuttavia alcune città europee hanno a lungo mantenuto la vivibilità degli spazi comuni, secondo un equilibrio ora sempre più labile, specie dove la veloce commercializzazione delle aree urbane crea situazioni di adunata in luoghi inadatti ad accogliere flussi massicci di utenza.

La tendenza a muoversi senza valutare l’ambiente si accentua dove lo spazio si affolla per via di eventi fittizi come quelli legati all’intrattenimento e al consumo di beni ultimi (movida, aperitivi in piazza, eventi a cielo aperto).[18]

Così come il bambino sviluppa il controllo motorio osservando ogni cosa e ponendo continue domande all’adulto, quest’ultimo tende adesso a disconoscere l’ambiente. Mentre cresce la curiosità di visitare paesi lontani, perde interesse lo spazio che circonda ognuno in ogni particolare, da quello piacevole a quello da considerare nella sua fragilità, o da evitare nella sua pericolosità: il mondo adulto ha acquisito queste esperienze anche attraverso impatti violenti ma i continui stimoli che riceve dall’ambiente lo stanno rendendo “sordo” verso ogni dettaglio che anima il circondario. Strana contraddizione se si pensa che una delle prime cose che si insegnano a un bambino è di mostrare attenzione alla strada, e poi costui vede gli adulti attraversare le carreggiate in stato di totale sordità autoindotta, o impegnati al telefono.

I tempi della quotidianità sono sempre stati compressi, basti pensare a quante difficoltà sussistevano quando le famiglie erano numerose, la burocrazia più lenta e le distanze più impegnative. Ora ci sono altri problemi, di tempi che devono adattarsi al susseguirsi degli eventi, di fragile equilibrio dei nuclei famigliari, di precarietà delle professioni ecc. Tuttavia non è solo lo stress che impedisce all’individuo contemporaneo di rapportarsi all’ambiente. Un ostacolo maggiore è l’intrusione di elementi che lo distraggono.

Lo spazio della condivisione in ogni suo aspetto di reciprocità passa ai margini, come il substrato di un contesto sempre più ricco di richiami e atmosfere impresse, che apparentemente avvicinano gli individui ma che nella realtà li isolano ovattandone i sensi. E la densità c’entra relativamente perché nell’attuale metropoli non è tanto il numero delle persone a determinarne l’articolazione bensì l’ambiente nella sua dimensione sociale di ascolto, di comunicazione, di organizzazione implicita del muoversi assieme.

Nella distanza che viene mantenuta così come nell’eccesso di vicinanza c’è molto di ciò che un individuo vuole mettere in relazione con l’altro.[19] Pensiamo solo a certe danze come il valzer in cui i partecipanti si muovono a contatto col partner e con le altre coppie senza mai urtarsi pur trovandosi in una balera: una vicinanza organizzata anziché istintiva, a lungo esistita nei luoghi della quotidianità quando questi ancora non erano acusticamente compressi.

Assieme alla cura del corpo in tutte le sue possibilità di miglioramento si è involuto il rapporto dei tanti corpi che si spostano e si incontrano perché i luoghi della condivisione si stanno restringendo attraverso arredi e stimoli che catturano i sensi.

L’attenzione diventa sempre più una necessità e al tempo stesso una limitazione. L’imprevedibilità del traffico impone controllo ma questo è reso difficile a causa degli stessi meccanismi che contribuiscono alla disarmonia del moto collettivo attraverso stimoli acustici e sonorità fuorvianti, artificialmente immesse nell’ambiente.

Per riassumere

Alla base della nuova sordità, quale conseguenza di un innalzamento collettivo del livello di ascolto basale medio c’è l’incongruenza tra la massa crescente di informazioni e la difficoltà oggettiva di filtrarle tutte privilegiando quelle che l’individuo ritiene più utili per se stesso.

All’origine di tutto ciò che riguarda l’attenzione permane la selettività, il continuo accogliere e scartare elementi mediante un processo di per sé limitato, che non può trattare in eguale misura tutto ciò che perviene alla mente.

La difficoltà a concentrarsi cresce assieme alle occasioni che richiedono prontezza e memoria costante nell’assimilare dati, procedimenti, codici ecc. L’attenzione diviene un fattore di conflitto generato dalla selezione di informazioni ritenute utili fra le altre diffuse nell’ambiente, che all’individuo non servono ma che ugualmente egli assimila attraverso un processo che esula dalla coscienza.

La sordità di chi non vuole o non riesce a sentire non investe solo l’udito ma anche l’orientamento, la percezione e non meno la vista. Rispetto a quella tradizionale, la nuova sordità non viene compensata dagli altri sensi. Al contrario, trattandosi di eccesso e sovraccarico, tende a gravare anche su di essi.

Il sovraccarico dettato dalla massa fonica aumenta e gli effetti si manifestano in un insieme disarmonico del muoversi in cui ognuno è solo, sordo nei confronti dell’altro e dall’ambiente: ed è proprio da quest’ultimo che dovrebbe iniziare la grande selezione, la pulizia di base che restituisce a ognuno la possibilità di focalizzare l’attenzione in assenza di elementi dispersivi, che distraggono attraverso il superfluo e l’inutile.



[1] Cfr. “Si parla di disturbo da deficit d'attenzione-iperattività (comunemente abbreviato in DDAI o in ADHD indicando il termine inglese di Attention Deficit Hyperactivity Disorder) per descrivere una significativa e marcata compromissione delle funzioni attentive e una serie di comportamenti caratterizzati da estrema iperattività e impulsività”, in http://www.centroeducativomilani.it/parldescrzione.htm

[2] S. Bagnara, L’attenzione, Il Mulino, Bologna 1984.

[3] Cfr. S. Di Nuovo, “Attenzione e coscienza”, in Attenzione e Coscienza

[4] D. E. Broadbent 1958, cit. in S. Bagnara op cit. pag. 26.

[5] J. A. Deutch and D. Deutch 1963, S.W. Keele 1973, cit. in S. Bagnara, op.cit. pag. 26; R. A. Fabio, L’attenzione,

F. Angeli, Milano 2001.

[6] D. Kahneman, 1973, cfr. “Modelli teorici dell’attenzione”, in http://it.wikipedia.org/wiki/Attenzione

[7] S. Bagnara, op. cit.

[8] F. Stablum, L’attenzione, Carocci, Roma 2002.

[9] M. Welmas 1991, cit. in F. Stablum, op. cit. pag. 99.

[10] C. Cornoldi, Metacognizione e apprendimento, Il mulino, Bologna 1995, pag. 22; R. A. Fabio. op. cit., pag. 23.

[11] Cfr. R. M. Shiffrin, W. Schneider 1977, “Modelli teorici dell’attenzione”, in http://it.wikipedia.org/wiki/Attenzione

[12] Cfr. “I tempi di reazione di chi guida con il telefonino in mano sono in media più lenti del 50% rispetto a chi guida in condizioni normali. Chi parla al cellulare tenendolo in mano fa fatica a mantenere una velocità costante, tende a non rispettare la distanza di sicurezza e impiega mezzo secondo in più a reagire rispetto a quando le condizioni sono normali: in sostanza, alla velocità di 110km/h, percorre 14 metri in più prima dell’arresto! L’utilizzo di vivavoce e del dispositivo mono/auricolare, se pur consentito, non elimina affatto il rischio: il tempo di reazione è comunque decisamente più elevato rispetto a una guida in circostanze normali e la distanza di arresto, rispetto ai 31 metri rilevati in condizioni normali, è infatti pari a 39 metri in caso di utilizzo del telefonino con le mani libere”, in Comunicati stampa direct line

[13] Prof. Umberto Ambrosetti - Dipartimento di Scienze Otorinolaringologiche dell’Università degli Studi di Milano. Da incontro con l’autrice avvenuto nel settembre 2008.

[14] A. Berthoz, Il senso del movimento, Mc Graw - Hill Campanies 1998.

[15] A. Bagnara, op.cit.

[16] N. Elias, La società degli individui, il Mulino, Bologna 1989.

[17] G. Simmel, La metropoli e la vita dello spirito, Armando, Roma 1995; T. Villani, I tempi della trasformazione, Manifestolibri, Roma 2006.

[18] La movida ha origine a Madrid quando nei primi anni ’80, per lasciarsi alle spalle la dittatura franchista, i giovani iniziarono a riempire le piazze e le strade all’insegna dell’ideologia libertaria e della cultura alternativa. Attualmente per movida si intende un raduno sistematico di persone che trascorrono del tempo insieme consumando bevande fino a notte fonda, in uno scenario di rumore e degrado urbano attualmente fonte di polemica da parte dei residenti in molte località italiane.

[19] E. T. Hall, La dimensione nascosta, Bompiani, Milano 1968.

 
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