Home Appendice
Appendice di Massimo Russo

Appendice

Nuove tecnologie e patologie sociali

di Massimo S. Russo

L’avvento della società tecnologica.

La conoscenza e la produzione immateriale caratterizza la società posti industriale con Internet e le applicazioni frutto dell’informatica che hanno allargato le capacità di interconnessione dell’uomo nel sistema-mondo. La tecnologia, nel mondo globalizzato, è diventata indispensabile. Scienza e tecnologia diventano centrali per la produzione e di fronte alle difficoltà gestionali di un capitalismo che nel contesto dell’economia immateriale si dimostra inefficiente e insufficiente. Lo sviluppo, nel concentrarsi e ruotare attorno ai consumi, rende indispensabile il ricorso alla tecnologia che sfida la natura. La società in rete trasforma i cittadini in utenti, navigatori surreali che si muovono stando fermi, scardinando confini e coordinate, quali punti tradizionali di orientamento. Di fronte ai cambiamenti in atto si avverte la crisi delle scienze sociali il cui paradigma risulta inadeguato di fronte alle persistenti trasformazioni e per superare l’impasse rende necessario il dialogo con le discipline scientifiche.

La società tecnologica, fondata sulla scienza quale strumento in grado di sviluppare conoscenza che consente il progresso, confida nella scienza e vi si affida per dominare la natura, superando i limiti spazio temporali propri dell’essere umano. Le nuove tecnologie incidono sempre di più sulla vita quotidiana, modificando interazioni e relazioni. L’uomo tecnologico nell’acquisire potenza virtuale, vive

nell’illusione di conseguire potere reale, grazie al divenire artificiale della sua natura.[1] Ad uscire trasformate, oltre alla vita umana, risultano le stesse istituzioni.[2] Le capacità interattive degli individui aumentano. I cellulari consentono oggi una comunicazione prima improponibile, soddisfano richieste di immediata interazione. e creano nuove forme di affettività. Il telefonino diventa uno strumento tecnologico distintivo e sempre più integrato nell’esercitare molteplici funzioni.

La tecnologia applicata ai mass media, in particolare grazie ai computer, è sempre più capace di rilevare, accumulare e valutare configurazioni complesse di informazione, consentendo all’uomo di configurare la realtà, sviluppando modelli logico-razionali per simularne la progressiva evoluzione. Inoltre si propone quale sistema di controllo che garantisce sicurezza a cui l’uomo si affida per dominare la natura e riuscire a controllare i rischi prodotti dal suo agire. I cambiamenti riguardano l’apprendimento e l’interazione uomo/macchina. L’evoluzione tecnologica si afferma come un derivato e una continuazione biologica per progettare macchine ispirate a principi simili a quelli biologici. Il pensiero tecnologico si appella all’intelligenza artificiale, quale capacità della macchina di operare calcoli e connessioni impossibili nel breve tempo al cervello umano, ma soprattutto di esprimere un’intelligenza collettiva.

Il manifestarsi di nuove forme di patologie sociali legate alle tecnologie.

La generazione digitale tende a trascorrere molte ore al computer, tra Internet, programmi televisivi, videogiochi, cellulari, etc., tralasciando l’attività fisica e il rapporto con l’ambiente e nel passare sempre meno tempo a contatto con la natura c’è il rischio di rimanerne disinteressati ed indifferenti, estranei ad essa.[3] La pervasività tecnologica con la diffusa dipendenza da lettori dvd, cellulari e videogiochi. genera disturbi generati e prodotti dalle tecnologie. L’assuefazione all’esposizione alle tecnologie elettroniche crea scompensi che assumono il significato di nuove patologie sociali

Molte diventano le fonti di distrazione che disorientano e compromettono le capacità di dare senso e ordine alla realtà, con l’individuo che si trova a dover fronteggiare una società che nel suo essere rumorosa diventa imprevedibile. C’è chi sostiene che Internet stia cambiando il modo in cui funziona il cervello, innestando un vero e proprio cambiamento evolutivo. Lo schermo, nelle sue varie dimensioni, dal cellulare, al computer, alla televisione, risponde a moltissimi bisogni, è diventato lo strumento attraverso cui si lavora, si studia, ma anche ci si diverte e si socializza. Videofilia è il nome che è stato dato dalla dipendenza dal video. Tra i disturbi segnalati: l’obesità, i disordini dell’attenzione, lo scarso rendimento, la mancanza di socializzazione e proprio per questo è necessario impegnarsi con studi e ricerche per cogliere i cambiamenti in atto. Oliver R. W. Pergams e Patricia A. Zaradic in “Proceedings of the National Academy of Sciences” hanno pubblicato i risultati di uno studio condotto negli Stati Uniti, in Spagna e Giappone dove si evidenzia un calo del 18-25% di tutte le attività all’aria aperta, soprattutto di quelle ricreative.[4]

Governare la tecnologia.

Chi usa Internet è un navigatore che si muove con rapidità, ma fino a che punto la civiltà del web condiziona i nostri meccanismi mentali? Imitare la realtà virtuale e riportarla alla vita reale può avere anche delle conseguenze drammatiche, in termini di identità.

La riproducibilità comporta la capacità di modellare e simulare la realtà che diventa artificiale e virtuale. L’apprendimento tecnologico è condizionato dalla capacità, dall’abilità dell’individuo nel saper organizzare e “rimodulare” il proprio sapere. La conoscenza che passa attraverso la rete è una conoscenza costruita attraverso interconnessioni testuali. Il linguaggio tecnologico è logico-formale, arricchito dalla competenza generata dal sapere esperto, ma il rischio della tecnologia è quello di rimanerne schiavi. L’uomo si affida alla tecnologia e nello stesso tempo ne è fortemente condizionato. Cambia il modo di rapportarsi alla comunicazione e alla stessa informazione. La tecnologia applicata alla comunicazione consente di sviluppare un’informazione che si differenzia da quella tradizionale, sostituendo una comunicazione fondata in primo luogo sull’oralità e sulla capacità della memoria di farsi narrazione e diventare storia. La memoria computerizzata è costruita in modo funzionale e per essere resa operativa si accumula in tutta la sua rigidità per archiviare dati e documenti.

Ci si affida alle tecnologie ma diminuisce la capacità di concentrarsi frutto della distrazione tecnologica. Le tecnologie che distraggono risultano tali in quanto invasive. La distrazione è generata dall’abbassamento della soglia dell’attenzione per lo stordimento indotto da un eccesso di fonti di distorsione che generano rumore.[5] I fattori di distrazione sono sempre più condizionati da componenti ed elementi tecnologici. Basti pensare alle automobili che diventano sempre più tecnologiche ed i guidatori sempre più distratti.

La società tecnologica esprime un pensiero frammentario che scorre sovraeccitato da diversi impulsi che catturano la corporalità estraniata dagli influssi di riflesso che ricadono sulla mente/cervello. La tecnologia digitale cambia i codici comunicativi sempre più artefatti, tesi a decostruire l’essere umano per reingegnerizzarlo, simulandone l’agire, proiettandolo in una realtà virtuale. Lo spazio, il paesaggio naturale viene profondamente modificato da un flusso continuo di informazioni che rischiano di degenerare in rumore. Il sottofondo informativo disperde il pensiero logico-razionale, ne frammenta la riflessione che diventa intermittente, a scatti, alterando la comunicazione stessa. L’uomo tecnologico perde il rapporto con la natura, condizionato da un ambiente reso artificiale per corrispondere ai bisogni di uno sviluppo incentrato sul consumo. Ad uscirne stravolto è il territorio alterato nel dover riprodurre modelli ricorsivi che innestano e trapiantano canoni che non appartengono alla natura della realtà e per affermarsi hanno bisogno di supporti ed artefatti di matrice tecnologica, di ausilio e sostegno. L’abilità, la capacità creativa può risultare compromessa dalla riproducibilità tecnica, la cui potente supremazia replicante rischia di assoggettare l’originalità e ne disperde il valore, ma è soprattutto il pensiero ad essere sottomesso ai flussi informativi in chiave inframmezzata, tradotti e trasportati sul piano tecnologico.


Bibliografia

 

G. Agamben, Che cos’è un dispositivo, Nottetempo, Roma 2006

P. Barcellona-T.Garufi, Il furto dell’anima. La narrazione post-umana, Dedalo, Bari 2008.

F. Berardi, La fabbrica dell’infelicità, Derive Approdi, Roma 2001.

N. Carr, Il lato oscuro della rete. Libertà, sicurezza, privacy, tr. it. M. Vegetti, Etas, Milano 2008.

M. Castells, Galassia Internet, tr. it. S. Viviani, Feltrinelli, Milano 2006.

Id., La nascita della società in rete, tr. it. L. Turchet, Università Bocconi, Milano 2008.

M. Cini, Il supermercato di Prometeo. La scienza nell’era dell’economia della conoscenza, Codice, Milano 2006.

D. Cohen, Tre lezioni sulla società postindustriale, tr. it. C. Spinoglio, Garzanti, Milano 2007.

R. De Monticelli, L’ordine del cuore. Etica e teoria del sentire, Garzanti, Milano 2008.

L. Di Gregorio, Psicopatologia del cellulare. Dipendenza e possesso del telefonino, Franco Angeli, Milano 2003.

M. Ferraris, Dove sei? Ontologia del telefonino, Bompiani, Milano 2005.

P. Ferri, La scuola digitale. Bruno Mondadori, Milano 2008.

N. Gershenfeld, Quando le cose iniziano a pensare. Come gli “oggetti intelligenti” rivoluzioneranno la terra, tr. it. F. Paracchini, Garzanti, Milano 1999.

T. P. Hughes, Il mondo a misura d’uomo. Ripensare tecnologia e cultura, tr. it., L. Tancredi Barone, Codice, Milano 2006.

R. Kurzweil, La singolarità è vicina, tr. it., V. B. Sala, Apogeo, Milano 2008.

N. Irti, Norme e luoghi. Problemi di geo-diritto, Laterza, Roma-Bari 2005.

Id., Il diritto nell’età della tecnica, Editoriale Scientifica, Napoli 2007.

M. Lazzarato, Videosofia. La percezione del tempo nel postfordismo, Manifestolibri, Roma 1997.

P. Lévy, L’intelligenza collettiva, tr. it. D. Feroldi e M. Colò, Feltrinelli, Milano 2002.

G.O. Longo, Homo technologicus, Meltemi , Roma 2001.

R. Marchesini, Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza, Bollati Boringhieri, Torino 2002.

G. Marrone, C’era una volta il telefonino. Un’indagine socio semiotica, Meltemi, Roma 2004.

M. Negrotti, La terza realtà. Introduzione alla teoria dell’artificiale, Dedalo, Bari 1997.

Id., Artificiale. La riproduzione della natura e le sue leggi, Laterza, Roma-Bari, 2000.

A. Retico, Il cervello formato Internet, in “La Repubblica” 11 ottobre 2008.

P. C. Rivoltella, Screen generation. Gli adolescenti e le prospettive dell’educazione nell’età dei media digitali, Vita e Pensiero, Milano 2006.

R. Simone, La Terza Fase, Laterza, Roma-Bari 2000

C. Sini, Il gioco del silenzio, Mondadori, Milano 2006.

C. Sorrentino, Attraverso la rete, RAI-ERI , Roma 2008.

M. Virgilio, Corpo e persona, Marietti, Torino 1987.

T. M. Whitty-A.N. Carr, Incontri@moci. Le relazioni ai tempi di internet, tr. it., G. Lo Iacono, Erickson, Gardolo 2008.

S. Zambrini, La città in concerto, Auditorium, Milano 2004.

Id. L’erosione del neutro, Ed. Goliardiche, Trieste 2006.

D. Zolo, Globalizzazione. Una mappa dei problemi, Laterza, Roma-Bari 2006.

                                             



[1] M. Negrotti (a cura di), Per una teoria dell’artificiale. Tra natura, cultura e tecnologia, Franco Angeli, Milano 1995; M. Negrotti, La terza realtà. Introduzione alla teoria dell’artificiale, Dedalo, Bari 1997; Id., Artificiale. La riproduzione della natura e le sue leggi, Laterza, Roma-Bari 2000.

[2] S. Rodotà, Tecnopolitica la democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Laterza, Roma-Bari 2004.

[3] Sui consumi culturali degli adolescenti e le trasformazioni prodotte dai nuovi media v. P. C. Rivoltella, Screen generation. Gli adolescenti e le prospettive dell’educazione nell’età dei media digitali, Vita e pensiero, Milano 2006.

[4] Dallo studio condotto da Pergams e Zaradic emerge che la pesca ha avuto un calo del 25% dal 1987 al 2006, mentre la percentuale di visite ai parchi naturali statunitensi è diminuita del 23%, con le passeggiate sulla catena dei monti Appalachi scese del 18%. Nel contesto giapponese dal 1991 al 2006 le visite ai parchi naturali sono diminuite del 18%. Le attività svolte all’aria aperta scendono dal 18 al 25%. cfr. http://www.forcedtoconfess.it/category/ecologia

[5] S. Zambrini, La città in concerto. Eterofonia e conflitto nella metropoli contemporanea, Auditorium, Milano 2004; Id., L’erosione del neutro. Viaggio nella dimensione urbana dei sensi, Ed. Goliardiche, Trieste 2006; C. Sini, Il gioco del silenzio, Mondadori, Milano 2006.

 
Via Giusti 5 - 20154 Milano
Tel. (0039) 02 3313O71
Cell. 328 0814558